Posted by admin domenica 05 luglio 2009

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A confermare l’ottima produzione nostrana di musica di ispirazione progressive ci pensano I Firestorm con l’album di debutto “Web Of Deceit”. Nati nel 2000 come cover band degli Iron Maiden, i nostri eroi subiscono cambi sostanziali dei componenti, per trovare una lineup definitiva solo poco tempo prima della registrazione del disco. Il loro lavoro si inserisce perfettamente nel filone progressive/power in seguito alla loro passione per band come Angra, Dream Theater e Labyrinth.


La prima traccia è un’ intro dove violini e rumori di pioggia anticipano il vero pezzo di apertura “Angeldevil”; riff iniziale semplice, ma efficace, sostenuto dalla tastiera che spesso passa da suoni classici a synth più elettronici. Bridge e ritornello sono pieni di melodia, come il successivo solo, ma mancano un poco di originalità. “Falling Into Alienation” passa da settori sostenuti a improvvisi rallentamenti, che la rendono particolarmente carica: dopo un inizio strumentale, la voce entra più aggressiva che nella precedente canzone; si iniziano a vedere inoltre le capacità compositive e la tecnica, con passaggi e intrecci notevoli. Si riparte con il synth in “Tempus Fugit” che si presenta con un riff iniziale accompagnato dalla tastiera: la strofa si snoda su ritmiche stoppate che ricordano Petrucci e soci, per arrivare alla parte centrale con particolari passaggi voce/piano e assoli di chitarra; un’ ottima prova per la band. E’ un pezzo strumentale la prima parte di “The Neverending Course Of Time”, che si apre con il piano, accompagnato da violini che lasciano spazio alla chitarra acustica, che sostiene un tratto solista lento e ispirato. C’è poi un cambio improvviso con la sostenuta “Pictured By The Moon”, dove è maggiore la componente prog; la parte centrale strumentale passa da cadenzata e corposa ad acustica con hammond che esegue soli, alternati a sfuriate chitarristiche; divertente l’omaggio finale al Benny Hill Show, una chicca che rende ancor più gradevole questo pezzo. Si arriva a “Salomè” con le sue sonorità orientali: dopo un inizio soft, nel quale è la tastiera che fa la parte predominante, la strofa diventa una scarica elettrizzante, grazie agli acuti della voce e alla velocità degli intermezzi di chitarra; il ritornello, molto melodico, sostiene in pieno il pezzo, aumentando la differenza tra la potenza delle strofe. Rimaniamo sugli stessi canoni con “Beyond Every Rational Thought”, brano cadenzato e carico nelle strofe, che termina in un ritornello melodico, seguito dalla parte strumentale veloce intervallata da una ripetizione melodica lenta; dopo tutto questo il pezzo sfuma, lasciando alle tastiere il compito di terminare. “Shadows In My Mind” ritorna più nell’ambito power metal, senza però staccarsi troppo come sonorità dalle precedenti: la parte centrale diventa più morbida, lasciando la voce sola con il pianoforte, per poi arrivare ad un finale chitarristico e melodico, prima della ripartenza con un riff cadenzato che anticipa la voce in acuti notevoli. Come ultima traccia troviamo “Walls Of The Past” (la seconda parte di “The Neverending Curse Of Time”), traccia lenta con chitarra acustica come accompagnamento, che rimane quasi sempre in sordina per una conclusione soft del disco.
La realizzazione di “Web Of Deceit” è discreta, ma, nonostante i suoni siano ben calibrati ed omogenei, tra di loro manca ancora qualcosa per farlo sembrare un disco esaltante: la spinta che alcuni brani potrebbero dare viene smorzata dai suoni troppo omologati, come spesso accade nei cd realizzati in Italia.
Onestamente, anche la copertina risulta un po’ anonima.
Musicalmente ottimo, non ci sono pecche nel songwriting, anche se i rimandi a band come Labyrinth e Vision Divine sono molti. La strada che stanno percorrendo i Firestorm è giusta: ancora qualche accorgimento e non avranno da invidiare nulla a band di fama mondiale.

Voto: 7,5

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