
Pare davvero che ultimamente la Regione Marche stia sfornando bands di livello elevatissimo! E fra queste un posto d’onore spetta di sicuro ai Firestorm, band nata nel 2000 dedita ad un power-prog davvero piacevole; le influenze sono da ricercarsi senza alcun dubbio nei Dream Theater ma, a mio parere, soprattutto in bands italiane come Labyrinth, Secret Sphere e DGM. Per suonare questo genere di metal, bisogna avere una certa preparazione tecnica e questi cinque soggetti danno sicuramente del tu al proprio strumento, a partire dai due chitarristi Manuele Pesaresi (unico superstite della formazione iniziale) e Moreno Baldoni, passando per la new entry Simone Monterubbiano al basso e finendo per il poliedrico batterista Simone Polenta.
Notevole anche il singer Riccardo Curzi, dotato di un’ugola calda e pulita che si sposa, secondo me, alla perfezione con il genere suonato dai Firestorm. Una parte fondamentale nel sound della band la recitano indubbiamente anche le tastiere, ma ignoro chi possa averle suonate in questo “Web of deceit”, debut album uscito nel 2008 e che la band marchigiana molto gentilmente ci ha inviato qualche giorno addietro.
L’album inizia con la solita inutilissima intro che mi scoraggia non poco (non ce la faccio proprio più con queste intro!!); per fortuna arriva subito l’accoppiata “Angeldevil”/”Falling into alienation” a tirarmi su il morale, si tratta di due brani a dir poco roventi, in cui i Firestorm ci mettono tutta la loro grinta coinvolgendo l’ascoltatore dalla prima all’ultima nota!
Con “Tempus fugit” si sbarca su lidi più canonicamente prog, un brano moderato dalla durata importante (quasi 8 minuti), in cui segnalo degli ottimi assoli di chitarra nella parte finale. “Impulse of the heart” è la prima parte di “The neverending course of time” e si tratta di un breve pezzo strumentale con tastiere e chitarre in ottima evidenza.
“Pictured by the moon” è forse il brano maggiormente orecchiabile grazie ad un coretto easy che si stampa immediatamente in testa per non andar più via; da evidenziare l’ottimo lavoro del basso ed una goliardica fase finale alla Benny Hill.
In “Salomé” il singer Riccardo Curzi mi ha letteralmente lasciato a bocca aperta, spaziando da momenti sussurrati a picchi elevatissimi degni del grande André Matos; si tratta di un brano dalle atmosfere cangianti, si inizia in modo romantico, si passa a momenti al limite dello speed (con un Simone Polenta davvero mostruoso!), passando da attimi orientaleggianti ed altri più strettamente prog.
“Beyond every rational thought” è un brano piacevole, ancora con ottimi assoli di chitarra, ma forse un po’ troppo lungo. Sempre le chitarre della coppia Pesaresi/Baldoni sono protagoniste in “Shadows in my mind”, forse il pezzo che più mi ha fatto venire in mente i Secret Sphere, grazie anche all’ottimo lavoro in doppia-cassa del batterista.
L’album si chiude con “Walls of the past”, seconda parte di “The neverending course of time”; anche questa volta un brano molto pacato, oserei dire anche romantico, con un Riccardo Curzi che suggella degnamente l’ottima prestazione resa per tutto il disco.
Per concludere, tenete d’occhio questi Firestorm perché hanno tutte le carte in regola per ritagliarsi la loro meritata fetta di notorietà! Se fossi in voi, mi darei da fare per cercare di acquistare una copia di questo bellissimo “Web of deceit”.









